insalata mista tecnologica

Soluzioni a prova di bomba

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Preambolo

Esiste una soluzione a prova di bomba?

Come fate?

Preambolo

Stiamo attraversando un periodo storico molto interessante, certamente forniremo molto materiale agli storiografi del futuro.
La situazione geopolitica è in continuo e spesso ansiogeno fermento, quella tecnologica non è da meno, una nuova tecnologia si è rivelata al mondo due anni fa e prima silenziosamente ma da qualche tempo con toni roboanti sta cambiando il panorama del mondo del lavoro, l’avrete certamente riconosciuta, si tratta dell’intelligenza artificiale.

Cogliendo spunti di riflessione da entrambi i mondi noi ci siamo chiesti da molto tempo se gli strumenti che utilizziamo siano da dare per scontati oppure no.

La nostra risposta è no, lo sanno i colleghi che hanno rivenduto prodotti della ex mamma Microsoft o altri che si sono “tatuati” il brand preferito per poi scoprire di essere stati traditi, si veda il caso Broadcom-Vmware.

Noi abbiamo sempre cercato alternative, come coloro che ci seguono sanno da tempo, ma farlo non significa sposare necessariamente un brand, il nostro punto di partenza e di arrivo è sempre quello del business che funziona, lavoriamo nel mondo b2b, e il business non può permettersi di fermarsi, quindi la nostra missione è quella di aiutare gli imprenditori nostri colleghi ad usare strumenti e soluzioni affidabili e manutenibili nel tempo.


Esiste una soluzione a prova di bomba?

Mai espressione fu più attuale, purtroppo, a nostro avviso la risposta è no o meglio non esiste per definizione.

Software commerciali che cambiano piano di licensing, accordi predefiniti che saltano o scadono e non vengono rinnovati, regole internazionali non prese in considerazione (si veda l’eterna lotta tra il GDPR e il Cloud ACT Usa).

La scelta di soluzioni open risolve tutti i problemi? Assolutamente no, anche in questo mondo, seppur più flessibile e monitorabile, ci sono scossoni e cambi di direzione, diatribe, interpretazioni discutibili delle licenze d’uso.

Allora, si chiederà un imprenditore, a chi mi posso affidare? La risposta è “analogica”, non nel senso che dobbiamo abbandonare tecnologie digitali, ma nel senso che dobbiamo prendere in considerazione di farci affiancare da consulenti umani e che non sono di parte.

I cosidetti system integrator, che però non sono a libro paga di qualcuno o qualcun altro.

Serve qualcuno che sappia mettere le mani sullo stack tecnologico e in caso di carenza di supporto da parte dei big possa mantenere tutto in funzione, magari in attesa di migrare i sistemi verso una soluzione più stabile, se necessario.

Noi facciamo questo, storage, virtualizzazione, gestione ed orchestrazione di container, applicativi per la smart collaboration e poi formazione, consulenza sull’hardware e la consueta ricerca e sviluppo in casa.

Mettiamo insieme i pezzi di questo lego tecnologico e creiamo una piccola isola sicura, se qualche pezzo del puzzle si modifica prima che deformi tutto lo sostituiamo.

Come fate?

È sicuramente più facile rivendere una soluzione e delegare ai big di turno le responsabilità, ma noi non abbiamo scelto questa strada.

Ci costa molto? Sì, bisogna ammettere che non è una passeggiata, soprattutto per imprenditori che hanno molte cose a cui pensare, ma poi arrivano dei riconoscimenti inattesi, come quello degli ultimi giorni di un nostro cliente:

“Ah un imprenditore che fa il tecnico? Questo è un punto a vostro favore”.

Viviamo dunque di gloria e onori? No, non ne abbiamo il tempo, dobbiamo preoccuparci di offrire sistemi che non generano dipendenze tecnologiche, che sono immuni alle beghe tra vertici di due aziende che diventano concorrenti all’improvviso, verificare che il tal aggiornamento sia affidabile e che le ultime release di un software non abbiamo introdotto bug fastidiosi o peggio vulnerabilità.

Per non parlare delle brutte sorprese che vengono dalle soluzioni in cloud: prezzi incontrollabili e vincoli non accettabili non vanno d’accordo con il nostro modo di operare, allora si cercano partnership che ci permettano di essere più flessibili e non ancorati ad una piattaforma sola, fino alla costruzioni di sistemi informativi privati, su macchine proprietarie.

Insomma si tratta di una bella insalata mista tecnologica, ma a noi piace ingegnerizzare i sapori e ci siamo messi il cappello da chef fin dall’inizio e non abbiamo intenzione di diventare camerieri di qualche brand già noto o emergente.

Al prossimo articolo.

Matteo Marcato

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