Indice
Dove si potrebbero avere i maggiori vantaggi
Preambolo
Interessante iniziativa europea in scadenza a febbraio 2026 che propone di dare un contributo a partire da alcune domande che vengono poste agli addetti ai lavori del mondo open source o a chi si interessa di questi temi.
L’obiettivo dichiarato è quello del recupero della sovranità digitale europea.
Ci siamo permessi di utilizzare un’immagine segnaposto provocatoria ma il vero intento è quello di dire la nostra in modo più esteso in un articolo, non certo il primo della serie e siamo certi non sarà nemmeno l’ultimo, anzi ce lo auguriamo vivamente.
Punti di forza e di debolezza
La prima domanda guida recita: “Quali sono i punti di forza e di debolezza del settore open source dell’UE? Quali sono i principali ostacoli che impediscono i) l’adozione e il mantenimento di open source sicuri e di alta qualità; e (ii) contributi sostenibili alle comunità open source?2
L’open source dal nostro punto di vista ha due grandi debolezze:
- La prima è che soffre da sempre di pregiudizi e scorretta considerazione: l’open source è considerato un modo di intendere la tecnologia non professionale, non sicuro, non manutenuto, in una parola non supportato.
- La seconda è che l’open source è una coppia di parole che riporta al concetto di soluzione software gratuita, quindi intrinsecamente non considerata professionale.
È fondamentale scardinare questi due che sono diventati ormai BIAS cognitivi che tendono a interrompere subito il flusso quando si tratta di prendere in considerazione alternative basate su questa filosofia.
I punti di forza sono innumerevoli, noi ne sottolineiamo solo alcuni:
- protocolli aperti e migliorabili
- community attive di sviluppatori
- modelli di business basati non sul pagamento di licenze ma di supporto
- nessun lock-in tecnologico
- nessun lock-in di fornitore
Ostacolo principale alla diffusione di ciò che già esiste e alla realizzazione di nuove soluzioni open source nei settori in cui non ha ancora fatto breccia sono gli investimenti, non vengono messi soldi dagli stati su queste tecnologie, al contrario di quello che si fa con soluzioni commerciali ben note.
Valore aggiunto
Si continua con questa: “qual è il valore aggiunto dell’open source per i settori pubblico e privato? Si prega di fornire esempi concreti, che tengano conto anche dei fattori più rilevanti ai fini della valutazione del valore aggiunto (quali, tra gli altri, i costi, i rischi,il lock-in, la sicurezza, l’innovazione).“
Per chi lavora da sempre con tecnologie open source come ITServicenet, questa domanda risulta retorica.
Non si parla di discutere del valore aggiunto per i settori pubblico o privato che sono scontati, ma di valore recuperato. Oggi molte realtà sono così legate alle soluzioni software che utilizzano da non potersi mantenere operative in caso di dismissione delle stesse, questo le rende facilmente ricattabili, aumenti di prezzi di qualunque tipo sono possibili da parte dei fornitori che hanno in pugno i loro clienti, qualcuno si spingerebbe ben oltre citando altre parti del corpo.
L’open source cambia paradigma, chiunque può usare queste soluzioni e decidere di pagare per un supporto in base a certificazioni, dimostrata affidabilità, autorevolezza e perché no, proposta economica del fornitore di turno, ma non è obbligato a farlo, il software continuerà a funzionare.
Se non paghi il supporto, cosa naturalmente non consigliabile per chi è in produzione, comunque il software non si fermerà.
Inoltre è naturalmente e intrinsecamente favorita la turnazione dei fornitori abilitati in caso si renda necessaria.
Cosa suggerisci tu?
Terza domanda: “Quali misure e azioni concrete possono essere adottate a livello dell’UE per sostenere lo sviluppo e la crescita del settore open source dell’UE e contribuire all’agenda dell’UE in materia di sovranità tecnologica e cybersicurezza?”
Domanda che ci trasmette la stessa sensazione che prova l’amante del pallone, soprattutto se tifoso quando si parla di calciomercato. Immaginate di chiedere a lui cosa farebbe per migliorare le prestazioni della squadra del cuore?
La risposta è ovvia, vanno favorite e incentivate le realtà che studiano, usano, sviluppano, testano, implementano e soprattutto supportano l’open source. Devono essere favorite con incentivi economici diretti o indiretti, stimolando i possibili acquirenti di queste soluzioni a sceglierle.
Lo stesso deve valere per la formazione su questi strumenti, che va erogata sia agli utilizzatori che ai decisori, senza consapevolezza su quello che possono ottenere resteranno sempre ancorati ai pregiudizi suddetti.
Necessario investire anche nella formazione dei tecnici. Abbiamo un vuoto di competenza sui sistemisti che operano nelle PMI.
Vanno invece sfavoriti tutti i bandi pubblici che ricadono sempre sui soliti servizi closed esterni il controllo EU, e non è più una questione di tifoserie verso un brand o l’altro, ma di sopravvivenza digitale del vecchio continente.
Va superato l’alibi dei servizi erogati in Europa dai soliti noti, che non impedisce agli stessi di fare il bello e il cattivo tempo su tecnologie e dati che vengono ospitati.
Quali priorità
“Quali settori tecnologici dovrebbero essere considerati prioritari, e perché?” Domandano.
Infrastruttura e cloud sono a nostro avviso in testa alla classifica. È urgente e strategico liberarsi dalle dipendenza di stati terzi che agiscono sulle loro tecnologie e tramite le stesse in modo completamente diverso da quello che impongono le norme europee. Inutile parlare di dati stoccati in server farm europee, di dati non usati per istruire le intelligene artificiali, di norme confermate da contratti a pagamento. Il Cloud Act parla chiaro e non c’è Privacy Shield che tenga, in qualunque luogo siano i dati chi detiene la paternità del software commerciale, se sollecitato da strutture governative o di polizia potrà accedere ai dati, sempre, come la sua legislatura gli permette e impone di fare.
Punto.
Dove si potrebbero avere i maggiori vantaggi
Infine “In quali settori un maggiore ricorso all’open source potrebbe portare a un aumento della competitività e della cyber resilienza?”
Non esiste un settore in cui l’utilizzo di tecnologie open source non porterebbe ad un miglioramento generale di competitività, resilienza e sovranità digitale.
Sia nel mondo pubblico che nel mondo privato piattaforme, protocolli, software e in genere soluzioni basate sull’open source supportato rappresentano ad oggi una delle principali vie per permettere ad ogni singola nazione europea e dunque a tutta l’Europa nel suo complesso di tornare competitiva e libera.
Se si deve partire un settore in particolare quello pubblico è prioritario, ma è seguito a ruota da quello privato, dove diventa sempre più importante recuperare la sovranità del dato e l’indipendenza digitale
Oggi è possibile avere soluzioni open source su tutto lo stack, dall’infrastruttura composta da
- storage
- macchine virtuali
- container
- protocolli di rete
- monitoraggio
alla parte superiore dei software applicativi. Naturalmente questo vale sia per soluzioni locali, in cloud o ibride, tutte gestibili perfettamente da soluzioni open source.
Ne elenchiamo alcune mature e perfettamente integrate con il mondo pubblico e produttivo già oggi.
–Nextcloud, smart collaboration
–Promox, virtualizzazione
–Ceph, storage
–Kubernetes, orchestrazione containers
–Linux, sistemi operativi
E possiamo dirlo con cognizione di causa, è da 20 anni che lavoriamo ogni giorno con alcune di queste tecnologie o con quelle che le hanno precedute.
