vecchio e nuovo

Una giornata al museo

 

 

È un giovedì frizzante di fine marzo, io e il fido Ale partiamo alla volta di Pavia, non mi ha raccontato molto, solo di un museo, di custodi curiosi che lo gestiscono e del fatto che bisogna visitarlo per capire.

Io con il mio mollone in mano, pronto a togliere l’ennesima salamina dalla griglia delle opportunità di ITServicenet, già traboccante di opzioni, decido di posarlo per stavolta e mi preparo a scoprire questo luogo.

Parliamo così tanto che manchiamo 3 autogrill, l’ultimo però non ce lo lasciamo sfuggire, tempo di un caffè e di un primo scatto per i posteri ed eccoci già pronti a ripartire.

Pavia ci accoglie ventosa, ci infiliamo in un dedalo di viuzze di una zona industriale che mi ricorda per un attimo i labirinti di Doom, sarò già entrato in modalità vintage? Mi hanno parlato di un posto pieno di antichità dell’informatica e devo aver già resettato il cervello senza rendermene conto.

in viaggio per il museo
ingresso al museo

Eccoci arrivati, ci accoglie Beppe, il gestore del museo, si rivelerà presto anche il nostro cicerone nonché maestro di chiavi e anche imbonitore: un solo uomo, tanti ruoli.

Convenevoli di rito a parte volgo lo sguardo alla mia destra e mi si presenta un ambiente non semplice da descrivere, vedo mensole che salgono fino al soffitto tutte stracolme di dispositivi hardware di ogni tipo, età media dei dispositivi? Non ne ho idea, so solo che vedo passare l’infanzia ma soprattutto un indefinito senso di sconosciuto, piccoli schermi catodici, tastierone grigie, oggetti compatti all in one e strumenti mai visti, tutti diversi uno dall’altro.

Si tratta di un vero e proprio museo sopra la testa dei visitatori, abbarbicato alle pareti che si elevano alte fino ad un primo piano al quale si accede con una moderna scala forse in ghisa, lo stile è un mix tra moderno industriale e antico.

Dei velux lontanissimi fanno capolino sotto il soffitto e io circospetto mi avvio verso la zona ufficio per la prima riunione.

mensole fino al soffitto
museo

Si parla di chi sono loro, di chi siamo noi, dei progetti per CTRL-ALT-MUSEUM, è così che hanno chiamato il museo, e di cosa abbiamo in mente noi per aiutarli.

Io non mi sono ancora ambientato sinceramente, vedo Alessandro che è già stato in visita altre volte che ogni tanto mi butta un’occhiata come a sbirciare le mie reazioni, rimango asettico, non ho ancora capito bene le potenzialità e sono in modalità ascolto.

Beppe ci racconta un po’ di novità grazie al suo consulente di networking e marketing, il cervello comincia a frullare.

Il nostro programma sarebbe quello di dedicarci la mattina a lavorare nello spazio coworking che già esiste ed è in fase di espansione e poi dopo pranzo goderci la visita guidata al museo, ma come spesso accade i programmi lasciano il tempo che trovano e Beppe mi invita a sedermi su uno dei divani della zona centrale di quel luogo, materializzatosi dal nulla in mezzo a quella zona industriale di città.

Sono ospite e acconsento volentieri al cambio di programma. Alessandro spoilera ermetico qualcosa accennando un “diamo inizio al Beppe Show”.

lo show al museo
sgabello di controllo

Lo show inizia con una descrizione della storia del museo, si percepisce da subito passione e trasparenza, qui non si bada alla forma ma alla sostanza e soprattutto non ci sono giri di parole e si va dritti al sodo.

Beppe è il mattatore e ci guida dal suo sgabello magico indietro nel recente passato, quello del periodo covid, tanto avvilente per molti, altrettanto ispirante per loro che da lì sono partiti con il progetto del museo.

Ascolto attento in un crescendo di aneddoti e piano piano vengo preso dall’ottovolante dello spettacolo, Beppe sapientemente unisce l’archeologia informatica con la modernità, in una narrazione studiata per stupire e far riflettere su tutte le possibilità che quel luogo offre e nasconde a chi non lo conosce ancora.

Apprendo ben presto che lì hanno sede anche delle associazioni, in particolare ComPVter, costola da cui è nato tutto.

Ogni tanto provo a timidamente a fare qualche domanda, Beppe è un fiume in piena e indovino anche una risposta ad una delle sue domande trigger, una di quelle alla quale segue un effetto wow.

vecchio e nuovo si fondono
la programma 101

Ce ne saranno molti durante oltre un’ora di presentazione, nella quale mi vengono in mente almeno 4 opportunità di business che riesco a contare, poi ci alziamo e andiamo a visitare il piano di sopra e perdo il conto.. Tra un momento inatteso e l’altro passano due ore mentre noi ci spostiamo tra una zona e l’altra del museo parlando ed esplorando.

Ogni tanto Beppe ci anticipa alcuni progetti che ha nel cassetto, alcuni sinceramente difficili da credere come realizzabili, ma durante gli spostamenti da un capannone all’altro mi rendo conto che di impossibile qui c’è poco.

Come mi aveva anticipato Alessandro non è funzionale descrivere nel dettaglio il museo, bisogna vederlo.

La giornata prosegue a pranzo dove ci raggiunge Dino, altro personaggio che viaggia a 100 all’ora, scopriamo di avere subito più di qualcosa in comune, in particolare entrambi abbiamo appena pubblicato un libro, wow.

Lui è l’enciclopedia del know how sugli oggetti che ospita il museo, ma non c’è tempo per la sua esposizione da guru, non oggi almeno, si deve parlare di business e di opportunità.

Dino on air
antichità al museo

Sia lui che Beppe sono imprenditori e il museo è il luogo di aggregazione dove si generano le sinergie, è per questo che Alessandro mi ha portato lì.

Giunge rapidamente la sera ed è il momento del ritrovo del givedì dei nerd dell’associazione, che appassionati portano oggetti da raccontare e studiare, Alessandro si è portato un laserDisc installato in un vecchio 286 della Sony, roba da retro-scienza, Dino e altri appassionati alla sua vista sembrano bambini davanti ad un negozio di giocattoli, alla fine dopo un po’ di viti allentate, di stagno versato e di contatti puliti le note di Star Wars emesse dal laserDisc, che sono certo molti di voi lettori non saprà nemmeno che razza di supporto vintage sia, riempiono la sala riunioni, divenuta per l’occasione laboratorio.


Peraltro il museo non ospita solo dispositivi ma anche sezioni dedicate, come quella dei supporti di memoria, ce ne sono alcuni che non avevo mai visto, per non parlare delle “pizze di Fellini” portate da Roma, ma questa è un’altra storia…

dispositivi di archiviazione museo
zona gaming museo


Esiste anche la sezione gaming dove avrei volentieri passato più tempo, ma c’è nell’aria l’organizzazione del team building 2026 di ITServicenet e tra i posti papabili indovinate un po’ quale è in pole position?

Ma poi giunge il tempo di tornare, si è fatto tardi. Ora non ci resta che raccogliere le idee emerse da questa giornata e fare CTRL-ALT-MUSEUM nelle nostre menti, una combinazione di tasti che porta non ad un reset ma ad un evoluzione spazio temporale.

Al prossimo articolo.

Matteo Marcato

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