cloud backup e backup cloud

Cloud backup o backup cloud, una storia semiseria

Usiamo il cloud backup per salvare i dati? Ma è davvero un backup mettere i dati in cloud? E se invece in locale non li abbiamo proprio, chi fa backup del cloud?

Indice

Preambolo

Idee confuse

Varie soluzioni di backup

Perché ho iniziato

Preambolo

Rileggo questo titolo e penso che per molti abbia poco significato.

Rifettiamo: scegliamo di mettere i dati in cloud perché? Risposta: cloud backup, cioè avere una copia dei dati in cloud.

Perché non vogliamo preoccuparci di gestirli, non vogliamo sapere dove sono, vogliamo che siano sempre disponibili, non ci importa un fico secco se si rompe un disco che li ospita o un alimentatore di un server nel quale è inserito il disco che li ospita o la porta di uno switch si brucia, quello che connetteva proprio quel server con il disco sul quale ci sono i nostri dati al resto della rete.

Non ci interessa nemmeno se si rompe il condizionatore che raffresca la stanza dove è posizionato l’armadio rack che contiene quello switch e quel server che ospita il disco sul quale sono stoccati i nostri dati.

E se proprio volete saperlo non siamo minimamente preoccupati dal fatto che una catastrofe indotta dall’uomo o naturale metta fuori gioco un datacenter, proprio quello dove era localizzato l’armadio rack ospitato in quella stanza con quel condizionatore che raffresca quel server e quello switch di cui sopra, dove dormono sonni tranquilli e sono sempre a disposizione i nostri dati.

Questa riflessione mi ha effettivamente messo un dubbio, non sarà forse utile prevedere un backup dei miei dati presenti sul cloud? È forse questo che si intende per “backup cloud”…


Idee confuse

Un attimo però, devo chiarirmi le idee, io ho dei dati in locale, voglio che siano sempre accessibili allora li metto in cloud, quindi ho fatto il… cloud backup.

Una voce mi suggerisce che in realtà non è un backup, quei dati sono sempre sincronizzati e se cambio qualcosa in locale si cambia anche in cloud, se cancello in cloud si cancella anche in locale, quindi? Diciamo che sarebbe meglio chiamarlo dati in cloud e basta e lasciar perdere il concetto di backup.

Bene ci sono.

Ora però se mi fido ciecamente del mio provider in cloud, la mole di dati cresce e magari non posso permettermi di occupare tutto lo spazio per averne una copia su disco locale.

Eh già, sono una marea di dati, internet va sempre, senti diciamo che uso i dati direttamente in cloud e basta.

Di nuovo la voce: “ecco è adesso che devi pensare al backup cloud, cioè al backup dei dati che sono in cloud”, quindi è il backup del backup? “No! Abbiamo detto poco prima che in cloud ci sono dati sempre disponibili e modificabili, non è un backup”

Vero me l’ero già scordato.

E se invece dei dati ho programmi, interi server, macchine virtuali in cloud dai quali attingo a piene mani ogni giorno senza alcuna copia in locale di tutto ciò?

Houston abbiamo un problema?

Varie soluzioni di backup

Domando dunque ai colleghi di reparto: “Scusate ma non è previsto un backup in datacenter?”

Rispondono: “Mah si può fare però dipende”

“Dipende da cosa”, insisto.

“Con che retention? Su che macchine, in che server o in che zona geografica è localizzato il server che deve ospitarlo?”

Queste prime richieste di precisazione già mi lasciano perplesso e penso: “Non è che magari proprio non c’è il backup, non è previsto, non è stato preso nemmeno in considerazione, tanto il cloud è invincibile?”

Tutti questi dubbi mi sovvengono, allora vado dai miei colleghi tecnici, e loro mi confermano i dubbi, anzi ne aggiungono altri.

Mi chiedono che soluzione di backup vorrei, locale o geografico ma anche granulare o del database intero o magari uno snapshot, un clone, mi servono copie con deduplica oppure no?

Voglio poter recuperare i dati in quanto tempo in caso di guaio e solo singoli file o interi dischi corrotti?

E poi serve che sia immutabile per evitare eventuali attacchi ransomware o mi accontento di un backup liscio.

E poi i backup sono cifrati o no?

Dove sono i server che li ospitano: in Italia, in Europa?  O no?

Cosa dice il GDPR e la NIS2 per i servizi che voglio mettere al sicuro?

Perché ho iniziato

Esco dalla stanza frastornato, sarebbe stato meglio non chiedere nulla, rimanere nel mio mondo fatato, quello dove il cloud è sempre accessibile e i dati sono solo miei, dove sono certo che la confidenzialità, l’integrità e la disponibilità del dato saranno sempre garantite, come mi hanno insegnato al corso di sicurezza informatica. C’era quel tizio brizzolato che faceva le battute e tutto sembrava facile.

Il cloud, la nuvola, il luogo esoterico dove i miei dati aleggiano sereni, devo solo aprire un client ed eccoli lì, sincronizzati all’ultima versione, anche sul mio computer, li posso anche editare dal browser se voglio e nessuno mi disturba, nessuno mi interrompe.

Sento un tuono lontano adesso, ops è saltata la corrente, va bene dai con il portatile ho ancora un po’ di autonomia e posso continuare a lavorare in locale, senza internet.

Dopo un’ora.

Corrente tornata, ora dovrebbe sincronizzarsi tutto verso il cloud, ma vedo una croce rossa sul client, cosa succede, la tv intanto gracchia qualcosa su un fulmine che ha colpito un edificio.

Mmm, fammi controllare se ho quel file che mi serve domani per la presentazione, accidenti era pesante e non l’ho sincronizzato in locale.

Devo aspettare che il cloud torni disponibile..

“L’edificio colpito era il datacenter in via delle precauzioni mancate” sento dire al telegiornale.

“Ah”, mi sfugge dalle labbra che ora hanno uno strano tremito.

Avranno fatto un backup?

 

Matteo Marcato

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