Il cloud non funziona

Indice

Sono un vostro cliente

L’avvocato del diavolo

Open equivale a gratis o a poco prezzo

Non uno ma due responsabili

I miei dati a chi importano

State lontani dall’open source

 

Sono un vostro cliente

“Sono un vostro cliente e da ieri la sincronizzazione delle cartelle non funziona.”

Esordisce così, ormai da due anni a questa parte, almeno un utilizzatore al mese, ma utilizzatore di cosa e perché si rivolge a noi?

Come i nostri veri clienti sanno, ITServicenet è partner di Nextcloud da 6 anni ormai, dal giorno in cui abbiamo deciso che anche questa soluzione open source andava seguita a nostro modo, cioè con il taglio Enterprise.

Ecco perché clienti insoddisfatti della piattaforma cloud, acquisita a basso prezzo e zero supporto offerto, si rivolgono a noi, trovandoci on line dopo una semplice ricerca.


L’avvocato del diavolo

Volendo mettersi nei panni di un lettore interessato a questo tema mi sovverrebbero subito due domande.

1.Ma perché chiamano voi se non avete fornito nessun servizio a questi clienti? Perché non si rivolgono a chi gli ha offerto la piattaforma in cloud?

2.E poi perché ci sono così tante persone insoddisfatte di questo prodotto?

Le risposte sono allo stesso tempo semplici e disarmanti:

-chiamano noi perché chi vende il servizio lo fa senza dare alcun supporto e appena qualcosa non quadra ehm… direziona il cliente verso la casa madre, nello specifico Nextcloud e i suoi partners.

-La seconda risposta deriva dalla prima e apre il campo ad una riflessione più ampia e profonda: il software mal gestito non funzionerà mai bene, non è una questione di open o closed source.


Open equivale a gratis o a poco prezzo

.. e poi Babbo Natale come ogni anno scenderà dal camino.

A parte il romanticismo del gesto e l’immagine che certamente riscalda il cuore sono costretto a fare un monito prima di sviluppare il paragrafo precedente.

Se ancora pensate che open source significhi

  • free
  • gratis
  • a basso costo
  • pezzo di software offerto a tutti in cambio di nulla
  • diavoleria nata in un garage e la usiamo finché va

allora probabilmente bisogna fare un reset e non sono certo che vi basterà questo articolo per capirci di più, ma se lo desiderate potete comunque continuare nella lettura.

È fondamentale partire da un assioma, come in matematica,

un software basato sulla filosofia open source è uguale ad un software commerciale dal punto di vista della dignità, delle performance, dell’affidabilità, delle funzionalità e può svolgere gli stessi compiti, spesso con qualche marcia in più.

Inoltre quel che è certo è che in molti casi non ne è inferiore e soprattutto non può essere gratis come non lo è il software commerciale, e presto capirete il perché se ancora non lo avete intuito.

Una volta chiarito questo punto, qualcuno potrebbe essere d’accordo, qualcuno meno e allora sarà libero di dedicarsi a letture più interessanti naturalmente, mi rivolgo a chi rimane e provo a spiegare cosa significa usare e soprattutto proporre un prodotto open source al mondo del business.

A nostro modo di vedere c’è solo un modo di farlo, dedicandosi a studiarlo, per noi che siamo sistemisti anche installarlo, imparare come funziona e cosa offre rispetto ad altre soluzioni e una volta acquisite queste conoscenze -> implementando un supporto continuativo sul prodotto.

Solo così una qualunque soluzione può essere elevata a strumento di lavoro, tutto il resto è sperimentazione, gioco, cazzeggio o quello che preferite, ma non certo qualcosa di adatto al business, non è enterprise.

Nel nord est che ci ha dato origine e dove noi abbiamo iniziato ad operare è pieno di titolari d’azienda che devono fatturare e produrre, sempre, senza interruzioni, senza incertezze, nessuno si può permettere il prototipo di software ideato da qualche piccolo genio incompreso un un garage e che può sparire da un momento all’altro.

Il prodotto open source gratis non è nemmeno contemplato, perché appena fa cilecca quel gratis peserà sulle casse come un macigno.

E infatti, qualcuno penserà, questi industriali o artigiani si procureranno prodotti non open source che soddisfino le loro esigenze, e qui casca l’asino. Non tutti sono disposti a dare i loro dati alla Silicon Valley o rimanere in balia degli umori, dei cambi di rotta, delle nuove “scelte commerciali” dei CEO d’oltre oceano né tantomeno delle derive dei prezzi dei canoni di utilizzo conseguenti.

Quindi cosa fanno? Alcuni in modo lungimirante si dotano di prodotti enterprise, cioè dotati di supporto umano, e se li gestiscono, o meglio se li fanno gestire da professionisti di fiducia.

E sarebbero prodotti open source? Qualcuno ammiccando si chiederà.

Sono anche prodotti basati sulla filosofia open source, corretto.


Non uno ma due responsabili

Tornando al cliente che ci contatta scontento perché la piattaforma non va: nella maggior parte dei casi la piattaforma non aveva alcun problema, ma era stata configurata male, oppure era stata configurata correttamente ma non per le esigenze del cliente, o l’utilizzatore non sapeva usarla affatto, oppure infine in alcuni casi disperati qualcuno ha comprato un servizio che non sa di cosa si compone.

E questo lo abbiamo scoperto solo in quelle occasioni in cui ci è stato possibile, i casi in cui il cliente ha capito che doveva pagare un consulente per capire quali problemi aveva.

In molte altre situazioni il cliente è sparito di fronte alle nostre domande e corrispondenti offerte, perché?

“Perché se devo pagare allora uso …” e qui metteteci il software di smart collaboration che preferite, vengono tutti dalla stessa regione made in USA di solito.

Allora siamo in presenza di due nuovi problemi o meglio di due responsabili.

Il primo è il fornitore di servizio, che approfitta della natura free di un prodotto (perché sì, l’open spesso ha una versione detta community, senza supporto, poi quando si fa sul serio però, il supporto si sottoscrive) per metterlo in pista senza alcuna formazione o assistenza per il cliente finale, nella sua ottica sicuramente questo è un veicolo per vendere altro, quindi poco importa se non è performante al 100%.

Il secondo è il cliente, che pensa solo a “non spendere” e non a “per cosa vale la pena di spendere”.

Riflettiamo a partire da esempi semplici, tratti dalla vita lavorativa di tutti i giorni.

-Compro un gestionale per gestire meglio i flussi di lavoro? Sì perché mi fa risparmiare un sacco di tempo e di fatica, bene allora lo pago e magari anche salato perché mi servono quelle viste, quei report, quelle personalizzazioni. Non mi pesa perché so che lo strumento mi servirà e l’investimento fatto pagherà.

-Compro un software per fare marketing automation perché mi semplifica la vita, mette ordine tra tutte le attività che devo svolgere e alla fine mi fa guadagnare e anche se è caro mi permette di tenere sotto controllo tutti i nuovi potenziali clienti e trasformarli in un reddito per me, costa un bel po’ al mese? Non me ne accorgo nemmeno se funziona bene.

Potrei continuare all’infinito.

Perché allora un software che mi serve per gestire, condividere, collaborare sull’oro del nostro tempo, i dati, deve essere gratis o al più costare qualche nocciolina?

Se è così allora è inutile continuare a riflettere, torneremo con gli occhi fissi al nostro monitor LDC. Ma se invece il tema dei dati vi ha scaldato .. parliamone.


I miei dati a chi importano

Chi sarà mai interessato ai nostri dati? Quando mi occupo di parlare alla gente di sicurezza informatica questo tema prende sempre e giustamente tanto spazio, perché quasi tutti noi trascuriamo l’importanza dei nostri dati, fino a quando non li perdiamo, fino a quando non vengono cifrati e restituiti (forse) solo a fronte del pagamento di un riscatto, fino a quando non siamo costretti a dichiarare al garante che li abbiamo persi, che ci hanno bucato i sistemi, che che che…

Anche qui qualcuno meno fortunato si sentirà chiamato in causa, chi non ha ancora provato l’ebbrezza di un data breach o di una perdita di dati sarà meno toccato sul vivo, ma per questi ultimi ho un altro esempio d’attualità.

I dati sono importanti e sono considerati oro digitale, lo dimostra quello che sanno fare oggi le intelligenze artificiali generative, che hanno scandagliato per anni database, archivi, web ecc ecc ecc senza alcun permesso, altro che GDPR… per essere istruite.

I dati sono importanti e il fatto che non me curi affatto e scelga di delegare ad altri praticamente tutto: la gestione dello spazio dove sono stoccati, la copia, la replica, i permessi, gli accessi significa che non l’ho ancora capito o forse non ci avevo mai pensato.

E lo stesso vale per le infrastrutture che ci permettono di gestirli, mi affido al cloud, non importa chi lo gestisce e dove e secondo quali regole, l’importante è che costi poco e che io possa avere i miei dati quando mi servono.


State lontani dall’open source

Se le cose stanno così state lontani dai prodotti open source, con quelli vi sarà permesso di installare intere infrastrutture in casa vostra senza il peso di licenze da pagare. Però poi dovrete gestirle o farle gestire a qualcuno queste infrastrutture, questi cloud privati.

Con quelli vi sarà permesso di tenere dati e metadati al sicuro, presidiati da voi, gestiti in piena responsabilità da voi stessi e dai vostri collaboratori.

Cominciate a sentirvi un po’ come l’uomo ragno, con tanti poteri ma anche tante responsabilità? Magari non fa per voi, soprattutto la seconda parte, nessuno vi biasima, allora state lontani dall’open source.

Perché per definizione è qualcosa che è modificabile, estendibile, adattabile a partire dal codice, che è aperto e che si integra con altri sistemi, che è imperfetto e perfettibile nel tempo e con impegno da chi ci sa fare; se invece vi piace il click click e via, senza aver capito nulla di quello che avete fatto, senza mai avere alzato il cofano, allora state lontani da una macchina basata sull’ open source.

E se siete arrivati fino a qui forse ora avrete capito perché l’open non è mai stato e mai potrà essere gratuito, quelli dell’open sono forse più nerd e più idealisti degli altri, ma non vivono di gloria.

Matteo Marcato

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