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Preambolo
Gli accadimenti dell’ultimo anno a livello internazionale hanno fatto aprire gli occhi a molti e c’è una vera e propria esplosione di contenuti relativi ai rischi che si corrono mettendo in mano asset digitali a paesi stranieri, principalmente per la sovranità del dato, completamente assente perché trascurata per decenni.
Per persone che si occupano di soluzioni open source è come parlare dell’uovo di colombo, ma è inutile travestirsi da moderni quattr’occhi e cantilenare “te l’avevo detto”.
Cerchiamo dunque di partire da piccoli suggerimenti volti a mostrare come si possono svolgere attività quotidiane utili al business e non solo, senza passare dagli strumenti offerti dai soliti noti.
Un esempio semplice: le Note
Molti di noi si affidano ad app che permettono di salvare note direttamente sul pc o soprattutto sul cellulare.
Al solito le domande che dovremmo porci sono:
1.Se l’app è gratuita eppure funziona sempre ed è affidabile cosa ci sfugge? Come è possibile questo? Come può essere sostenibile la gestione di un’app del genere, che modello di business si cela dietro per mantenerla efficiente?
2.Faccio un uso di un’app di note per diletto o per lavoro? Cambia poco? No cambia molto, se si tratta di lavoro nelle note potrebbero essere salvate informazioni sensibili nostre o di clienti e archiviarle in cloud senza sapere nulla di come vengono gestiti questi dati non è un modo di operare professionale, certamente non è mai stato un modo di operare previdente.
3.”Io ho scelto un’app a pagamento”, ottimo, a questo punto devo poter rispondere ai dubbi al punto precedente, se il fatto di pagare non li fuga purtroppo sono punto e a capo.
Le esigenze solitamente sono quelle di
- un’app intuitiva
- sempre disponibile
- che possibilmente permetta di inserire anche link
- e magari abbia un minimo di formattazione del testo, magari con markdown.
L’ideale sarebbe avere un’app utilizzabile
- sia da smartphone che da web
- che mantenga i dati sincronizzati in tempo reale
- e quindi utilizzabile da ogni dispositivo digitale moderno.
E i dati dove vanno? “Non mi interessa”.
Errore di valutazione, è giunto il momento di chiederselo invece dove vengono stoccati i dati, e di prendersi le responsabilità o almeno essere consapevoli delle conseguenze dell’ignoranza nella quale decido di rimanere.
Una soluzione alternativa
Qualcuno penserà, “facile fare paternali ma è inutile fare pressione psicologica quando non ci sono alternative ai soliti noti”, e qui viene la parte dell’articolo dove spero di essere d’aiuto portando un caso pratico che probabilmente non conoscete.
Esiste un’app disponibile sia per dispositivi mobili che via web che si chiama semplicemente Nextcloud Notes, è open source ed è integrata appunto con Nextcloud, chi ci segue saprà già di cosa parlo, si tratta di una piattaforma di smart collaboration che è installabile anche on premise (quindi sui nostri server proprietari).
In questo caso tutte le criticità indicate nel paragrafo precedente svaniscono poiché si sa tutto di cosa accade ai dati, sono in nostro possesso e potrebbero stare addirittura sul pc sotto la scrivania. Stiamo parlando della sovranità del dato tanto decantata ultimamente ma spesso solo a livello teorico.
Quindi io posso prendere note dal cellulare o da web e trovarle sincronizzate e accessibili da qualunque dispositivo.
Non sono cliente inconsapevole di una software house della silicon valley o di altri paesi poiché questa soluzione può essere ospitata dove voglio io e attenzione, è gratuita.
Dove sta dunque la fregatura?
Compromessi
Dipende da cosa considerate come fregatura, se per voi è una fregatura usare uno strumento mai usato fino ad ora, perché non lo conoscete, dovete impegnarvi a imparare qualcosa di nuovo e non siete abituati, allora sta proprio lì la “fregatura”.
Se la fregatura è che devo avere installato Nextcloud da qualche parte e manutenerlo, allora è lì che dovete vedere la criticità.
A questo punto si deve mettere in chiaro, prima a noi stessi, cosa siamo disposti a perdere.
Ogni tecnologia, ogni software, ogni scelta in genere ha un risvolto che potrebbe essere sfidante.
Voglio un software di moda, conosciuto, funzionale e gratis, pago in termini di privacy, non ci piove, anche se non me ne accorgo o fino a quando non me ne accorgerò.
Se decido di pagare non sono certo che sicurezza, sovranità del dato e spesso il prezzo siano accettabili. Il fattore prezzo quando sono dipendente da una soluzione assume un’importanza strategica e le major lo sanno.
Se decido invece di usare una soluzione open source gratuita che mi dà tutte le garanzie e mi soddisfa dal punto di vista operativo dovrò accettare un compromesso, dovrò investire su qualcuno che sappia installarla e manutenerla e magari non sono io stesso, (in quel caso l’investimento sarebbe principalmente di tempo).
C’è una quarta possibilità?
Abbiamo parlato di
A.App gratis dove pago in privacy
B.App a pagamento dove spesso non ho il controllo dei dati e dei prezzi imposti
C.App gratis open source dove devo preoccuparmi della sistemistica per farla funzionare, quindi devo investire in supporto
Un’opzione D obiettivamente non c’è, o forse potrebbe esserci, a partire dal punto C se gli stati volessero investire sulla loro sovranità, non solo dei dati di conseguenza.
Ma le soluzioni nostrane non vengono finanziate, nemmeno a livello europeo, purtroppo succede fin dai gloriosi tempi della Olivetti e della Programma101.
Paradossalmente la stessa Nextcloud (di origine tedesca) si finanzia grazie a coloro che pagano un supporto in giro per il mondo per avere la versione enterprise, cioè quella per il business, quella che ti permette di avere le spalle coperte in caso di necessità. Un altro aiuto economico giunge dai partner come ITServicenet che pagano la casa madre e poi offrono una serie di servizi accessori a 360 gradi sulla piattaforma ai loro clienti finali.
Quindi non è lo stato tedesco che la tiene in piedi, sono i partner, le pa e le pmi che decidono di scegliere quella soluzione.
Ci fosse qualche manovra che davvero mira ad esaltare le capacità tecniche dei cervelli nostrani e da sempre in Europa e soprattutto in Italia ce ne sono tanti, allora vedremmo nascere social media non basati su tracciamento e ADV, piattaforme cloud sicure e sovrane (davvero, non quelle di ora basate su AWS, Microsoft e Google a turno), motori di ricerca più etici, sistemi DNS non tracciati, e-commerce che non ti chiedono di svenarti per mostrare il tuo prodotto e chissà quanti altri tipi di software.
Ad oggi però nessuno con potere decisionale a livello centrale ha ancora capito (o ha convenienza a capire) che questo piano D è urgente, allora noi ci siamo attrezzati da soli e siamo partiti dal piano C.
