Il cloud italiano non può essere Microsoft o Google

Il cloud italiano non può essere Google o Microsoft

Un cloud italiano non può essere Google o Microsoft, raccontiamo il perché e parliamo di un’alternativa in linea con le direttive europee e dalla forte impronta italica. Soluzione già disponibile grazie a ITServicenet e Seeweb.

Indice

Introduzione

Non è tutto qui

Nextcloud 360 Youpilot

Il cloud italiano

Introduzione

Già dal titolo si parte forte, lo ammetto, ma è doveroso argomentare.

Su queste pagine si è parlato già in diverse occasioni di sovranità digitale, che è una conseguenza dell’indipendenza digitale e che passa da prodotti, servizi e datacenter gestiti in Europa, meglio ancora se lo sono in Italia.

In sostanza abbiamo già cercato di spiegare che il cloud ACT americano non permette di avere garanzie su software d’oltreoceano, soprattutto in termini di accesso ai dati, sempre possibile se loro lo impongono, per legge. Da qui il rumore di unghie sui vetri quando si prova ad incastrare questa direttiva con il GDPR.

Nell’ultimo anno tra dazi, controdazi, geopolitica e dichiarazioni al vetriolo ci si è messa anche la sfera politica e certamente si è cominciato (finalmente) a sentire il bisogno di indipendenza digitale.

Non è tutto qui

Per qualcuno forse sarebbe già abbastanza per convincersi che il titolo di questo articolo non è clickbait, ma vorrei dettagliare maggiormente.

Ci sono soggetti che non sono interessati a dove risiedono i loro dati, vogliono solo una piattaforma cloud che funzioni, cosa significa funzionare?

Di solito deve essere assicurato un pacchetto minimo di funzionalità:

  • File sharing
  • Editing collaborativo
  • Videoconferenza
  • E se possibile posta elettronica integrata con il resto

Questo pacchetto minimo è assicurato dalle big tech, principalmente due: Microsoft e Google.

E bisogna dire che il lavoro lo svolgono egregiamente, ci sono tante integrazioni, sono strumenti davvero ben fatti ecc, inutile non volerlo ammettere.

Ci sono però alternative altrettanto performanti? A nostro avviso sì, quella che abbiamo scelto noi si chiama Nextcloud e noi l’abbiamo declinata, da nerd sistemisti quali siamo, come Nextcloud 360 Youpilot, cioè una piattaforma gestita.

Cosa vuol dire gestito

Questo concetto è importante, perché sfugge all’utilizzatore medio, ma è decisivo per chi opera nell’IT.

Chi si occupa dei sistemi che fanno funzionare tutto “il cinema”? Di solito Microsoft e Google, corretto, e ci fidiamo di loro, però il paragrafo d’apertura l’abbiamo letto tutti…

“Sì ma a noi non interessa se qualcuno va a vedere i dati, ci interessa solo che le cose funzionino e gli italiani non sanno far funzionare le cose come gli americani.”

Questo è un punto di vista opinabile, ma non è il nocciolo della questione. Il nocciolo è che delegare molto (troppo?), ci porta a non avere più il controllo.

Se non ho idea di cosa succede sotto al cofano devo rivolgermi al meccanico di fiducia quando le cose non vanno e tipicamente è qualcuno che conosco, non è uno sconosciuto, non è anonimo ed è consigliabile avere un certo tipo di relazione con lui.

Anche per il meccanico del server, o del cloud in questo caso, è conveniente avere dei referenti certificati, che parlano la mia lingua, che sono raggiungibili, che mi sanno dare risposte e se serve si collegano addirittura al mio computer e/o server.

Sì perché in questo ultimo caso “tutto il cinema” potrei aver deciso che me lo voglio tenere in casa, in azienda, o magari sul mio datacenter di fiducia.

“Ah si può fare così? Con Microsoft o Google non posso”,

eh lo sappiamo, non è contemplata l’opzione fuori dal cloud, anzi quel poco che rimane dei software installabili offline viene piano piano dismesso dai colossi.

Dunque qual è il vantaggio in questo caso? Avrei un’infrastruttura che posso controllare perché è gestita, da me, dal mio consulente, da tutti e due se ho seguito una formazione dedicata. Decido io il mio livello di coinvolgimento tecnico.

“Vuoi dire che se voglio posso anche imparare a fare da solo?”

Esatto.

“Ma chi me lo fa fare? Io non ne so nulla si server, reti ecc..”

Allora ti affidi al meccanico di fiducia e lo paghi per questo.

“Ma prima pagavo il software e facevano tutto loro”,

adesso invece il software non lo paghi perché è open source, paghi il servizio.

È un paradigma diverso, ma ci fa riprendere il controllo e soprattutto ci rende più consapevoli. Da diversi anni abbiamo delegato ad altri, pensavamo che avremmo sempre avuto accesso a tutto senza problemi, poi sono arrivati rincari inattesi, cambi di politiche commerciali dei big e il sospetto che da un giorno all’altro all’Europa venga staccata la spina (al netto dei miei dati che sono sempre accessibili per il cloud ACT citato sopra).

Dunque ora che la situazione internazionale scricchiola, in Europa si è capito che se vogliamo l’indipendenza dobbiamo ripensare a come fruire dei servizi.

Nextcloud 360 Youpilot

“Quindi fammi capire, io pago qualcuno in Italia per stoccare i miei dati, sempre in Italia”, sì e anche alcuni programmi: editor di testo, foglio di calcolo, chat privata, programma di videoconferenza, ecc..

“Quindi potrei usarlo anche per i messaggi? Per esempio al posto di whatsapp?” Esatto.

“Aspetta, tutto questo è in casa o in un datacenter europeo?”. Esatto ITServicenet per esempio collabora con diversi player importanti in Italia, anche certificati ACN, dunque anche la pubblica amministrazione rispetterebbe le direttive affidandosi a loro.

“Sì e questi signori sono in grado di gestire anche backup, dischi, rete, problemi sistemistici insomma, ci sono anche “quelli del computer” che lavorano per me, anche se sono in cloud?”, tutto esatto.

“E l’IA?”

Bel tema quello dell’IA, si può pensare di avere una IA locale, addestrata a cercare tra i miei dati e fare in modo che non li mandi da nessuna parte.

“Sì ma quanto costa tutto questo?”

I costi sono proporzionati al pacchetto che si sceglie, quali moduli software, quando spazio occupo, IA sì o IA no.

“Ma se devo imparare tutte queste cose nuove chi mi aiuta?”

Sempre i tuoi nuovi consulenti che si occupano anche di formazione.

“Insomma pacchetto completo personalizzabile”.

Hai centrato il punto.

Il cloud italiano

“Un attimo però, non tutto è italiano in questo scenario, Nextcloud è tedesco per esempio”.

Vero, in Italia fino ad oggi nessuno ha ancora avuto il coraggio di realizzare una piattaforma di smart collaboration, un social, un motore di ricerca, un sistema operativo ecc..

Però mentre aspettiamo fiduciosi ci sono tutti quelli europei, che quindi rispettano il GDPR e sono anche open source, quindi anche gli italiani contribuiscono a sviluppare il software, noi ne conosciamo alcuni personalmente e si occupano di diversi moduli della piattaforma nel suo insieme.

Inoltre

  • il supporto tecnico è italiano
  • i formatori sono italiani
  • i server dove girano i software sono in datacenter italiani
  • e sono manutenuti da italiani
  • l’help desk è italiano, quindi ai ticket rispondono nella tua lingua
  • in alcuni casi software a corredo o plugin sono sviluppati da italiani, noi di ITServicenet abbiamo sviluppato i Next-Tools per esempio o un’app per fare i backup granulari anche se criptati.

“Quindi il cloud italiano esiste, e se voglio spostare tutto in un altro datacenter o in casa?”

Lo puoi fare, si paga la migrazione.

“E se non voglio più essere seguito da nessuno e voglio fare tutto io?”

Ne avrai facoltà, non si paga il software, si pagano i servizi.

“OK, dov’è la fregatura?”

La fregatura sta nel rimanere nella zona di comfort in cui ci siamo adagiati, sempre meno comoda e accogliente e soprattutto non nostra, siamo ancora in tempo per uscire dall’appartamento in affitto e prendere casa.

Matteo Marcato

 

ITServicenet open source supportato

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