ITServicenet e HQH Object Storage S3

Object Storage S3, ma senza Amazon

HQH e ITServicenet, un’intervista per capire come hanno collaborato alla realizzazione di un’infrastruttura che offre object storage S3 basato su tecnologie open.

Indice

Introduzione

HQH di cosa si occupa?

Perché la collaborazione con ITServicenet?

HQH e la ISO 27001

Perché scegliere HQH?

Sovranità europea, è solo hype o c’è di più?

Un messaggio alle realtà locali

L’intervista in audio

Introduzione

In questo caso studio vi raccontiamo come ITServicenet ha aiutato HQH ad implementare un’infrastruttura in grado di offrire ai propri clienti il servizio di object storage S3, tutto basato su tecnologia open source. Nell’intervista Paolo de Marco, amministratore di sistema di HQH, risponde ad alcune domande e racconta come, dalla collaborazione tra due aziende, possano nascere sinergie che portano vantaggi ad entrambe e naturalmente ai clienti interessati.

Le risposte che seguono rappresentano la versione formale e professionale dell’intervista, per chi vuole qualcosa di altrettanto interessante, meno formale e certamente più ispirato, suggeriamo di ascoltare anche la versione audio di seguito. Non di solo high-tech è fatto l’uomo.

HQCloud

HQH di cosa si occupa

Buongiorno Paolo, come di consueto in questi casi ti chiedo di riassumere in poche parole di cosa si occupa HQH e nello specifico di cosa ti occupi tu

 

HQH opera nel settore della progettazione, implementazione ed erogazione di servizi cloud, con una particolare specializzazione negli ecosistemi Kubernetes e nelle soluzioni di cloud storage. Una delle nostre principali aree di competenza riguarda lo storage ad oggetti (object storage) compatibile con lo standard S3, tecnologia oggi ampiamente adottata per la gestione di dati non strutturati e per l’integrazione con applicazioni moderne, piattaforme containerizzate e workload distribuiti.

Accanto all’offerta infrastrutturale, affianchiamo i clienti con servizi di consulenza specialistica e supporto progettuale, accompagnandoli nelle diverse fasi del percorso di adozione e ottimizzazione delle tecnologie cloud-native, dalla progettazione architetturale fino agli aspetti operativi e di esercizio.

Per quanto riguarda il mio ruolo, mi occupo principalmente di comprendere e tradurre le esigenze tecniche e di business dei clienti in soluzioni architetturali concrete e sostenibili. Questo significa analizzare i requisiti funzionali e non funzionali, valutare vincoli e obiettivi del progetto e individuare le tecnologie e gli approcci più adatti in termini di scalabilità, resilienza, sicurezza e ottimizzazione dei costi.

In pratica svolgo un ruolo di raccordo tra le necessità del cliente e le competenze tecniche interne, contribuendo alla definizione delle architetture, alla scelta delle soluzioni e al corretto dimensionamento dei servizi erogati da HQH.

Perché la collaborazione con ITServicenet

Ti sto intervistando io che lavoro per ITServicenet (ITS) quindi la prossima domanda riguarda il rapporto tra HQH e ITS: come è nato, come va? E soprattutto a tuo avviso come andrà in futuro?

 

Il rapporto tra HQH e ITServicenet nasce dalla naturale complementarità delle rispettive competenze e dall’attività di scouting e collaborazione sviluppata attraverso partner e clienti comuni, che ci ha permesso di individuare numerose aree di sinergia.

Uno degli esempi più significativi di questa collaborazione riguarda proprio l’offerta di servizi di object storage enterprise compatibili con lo standard S3. Grazie alla partnership con ITServicenet siamo stati in grado di proporre ai nostri clienti una soluzione in grado di coniugare scalabilità, affidabilità e prestazioni con i requisiti tipici degli ambienti enterprise, quali resilienza, supporto professionale e continuità operativa.

Dal nostro punto di vista, ITServicenet ha rappresentato un elemento abilitante importante per ampliare il portafoglio di servizi che HQH può offrire ai propri clienti, consentendoci di affrontare progetti che richiedono livelli elevati di capacità di storage, durabilità del dato e integrazione con workload cloud-native e containerizzati.

Allo stesso tempo, la collaborazione ha permesso di creare nuove opportunità commerciali e progettuali per entrambe le aziende, grazie alla possibilità di presentarsi sul mercato con un’offerta congiunta capace di coprire sia gli aspetti applicativi e di orchestrazione sia quelli infrastrutturali e di gestione del dato.

Per quanto riguarda il futuro, ritengo che il potenziale di crescita della partnership sia ancora molto elevato. L’evoluzione delle architetture applicative verso tecnologie cloud-native, l’aumento dei volumi di dati gestiti e la crescente attenzione verso la sovranità del dato e le alternative ai grandi hyperscaler rendono sempre più strategica la disponibilità di soluzioni integrate.

HQH e la ISO 27001

Di recente HQH, grazie al tuo impegno in particolare, ha ottenuto delle certificazioni importanti, me ne vuoi parlare?

Negli ultimi mesi abbiamo intrapreso un importante percorso di strutturazione e consolidamento dei nostri processi aziendali, con l’obiettivo di allineare l’organizzazione agli standard richiesti dal mercato enterprise e dai clienti più strutturati.

In particolare, abbiamo completato l’iter di audit e verifica relativo alle certificazioni ISO 9001 e ISO 27001 e siamo attualmente in attesa dell’emissione formale dei certificati ufficiali da parte dell’ente certificatore.

Questo percorso si inserisce inoltre nel più ampio contesto normativo europeo caratterizzato dall’introduzione della direttiva NIS2, che sta innalzando significativamente i requisiti di cybersecurity, resilienza operativa e gestione del rischio per un numero sempre maggiore di organizzazioni e fornitori di servizi digitali. Disporre di processi conformi agli standard internazionali e di un sistema strutturato di gestione della sicurezza delle informazioni rappresenta quindi non soltanto un vantaggio competitivo, ma anche un importante elemento di preparazione rispetto all’evoluzione del quadro regolatorio europeo.

Consideriamo quindi queste certificazioni non come un punto di arrivo, ma come la formalizzazione di un percorso di miglioramento continuo che continuerà a rappresentare uno degli elementi distintivi di HQH nel rapporto con clienti e partner.

Perché scegliere HQH?

Cosa pensate di poter offrire alle realtà che si rivolgono a voi, voglio dire in cosa vi differenziate, perché qualcuno dovrebbe scegliere HQH?

 

Credo che il principale elemento distintivo di HQH sia la capacità di coniugare tecnologie e soluzioni di alto livello con un approccio estremamente flessibile e orientato alle specifiche esigenze del cliente.

Molto spesso il mercato si divide tra grandi provider, che offrono servizi altamente standardizzati ma poco personalizzabili, e realtà più piccole che garantiscono vicinanza al cliente ma non sempre dispongono delle competenze o delle tecnologie necessarie per supportare scenari complessi.

La nostra ambizione è proprio quella di collocarci nel punto di incontro tra questi due mondi: offrire piattaforme e servizi enterprise, mantenendo al tempo stesso una capacità di progettazione e personalizzazione “sartoriale” che consenta di adattare la soluzione ai requisiti specifici del cliente anziché costringere il cliente ad adattarsi alla soluzione.
 Un altro elemento distintivo è sicuramente il livello di competenza e specializzazione del supporto tecnico. I clienti hanno accesso diretto a professionisti che conoscono approfonditamente le tecnologie sottostanti e che sono in grado di affrontare problematiche architetturali e operative anche complesse, andando oltre il tradizionale modello di supporto di primo livello tipico dei grandi provider internazionali.

Sovranità europea, è solo hype o c’è di più?

Cosa ne pensi di questo hype sulla sovranità europea, vero, presunto? E che ruolo pensi possa giocare la coppia HQH + ITServicenet in questo ampio scenario?

 

Il tema della sovranità digitale europea è certamente molto attuale e, come spesso accade in ambito tecnologico, presenta sia elementi concreti sia componenti più legate a dinamiche di mercato e posizionamento.
Le evoluzioni regolatorie europee, insieme alla crescente sensibilità delle organizzazioni su temi come privacy, sicurezza e controllo dell’infrastruttura, stanno portando sempre più aziende a valutare con attenzione dove i dati vengono effettivamente archiviati, processati e gestiti, nonché quali giurisdizioni e modelli di governance si applicano lungo l’intero ciclo di vita dell’informazione.
 È proprio questa dinamica che sta spingendo molte organizzazioni a privilegiare interlocutori e provider in grado di garantire prossimità geografica, trasparenza operativa e controllo diretto sull’infrastruttura. La collaborazione tra HQH e ITServicenet rappresenta un elemento particolarmente efficace. L’unione delle competenze consente infatti di offrire soluzioni che rispondono sia ai requisiti tecnologici moderni — Kubernetes, object storage S3-compatible, workload distribuiti — sia ai vincoli normativi e di sovranità del dato.

Questo si traduce nella possibilità di progettare e gestire ambienti in cui il dato rimane sotto controllo all’interno di confini geografici e giuridici definiti, garantendo al contempo livelli elevati di scalabilità, resilienza e performance.

Più che uno slogan, quindi, la sovranità digitale va interpretata come un insieme di requisiti tecnici, organizzativi e normativi che stanno ridefinendo il modo in cui vengono progettate le architetture IT. In questo contesto, la sinergia tra HQH e ITServicenet può giocare un ruolo concreto, offrendo al mercato un’alternativa credibile e competitiva basata su competenze specialistiche e infrastrutture localizzate.

 

Un messaggio alle realtà locali

Pensando soprattutto alle realtà del territorio hai qualche messaggio da inviare agli imprenditori locali?

 

Il messaggio che mi sento di condividere con le realtà imprenditoriali del territorio è legato principalmente a un cambiamento di prospettiva che sta interessando tutto il mondo IT.

Oggi l’adozione del cloud e delle tecnologie digitali non è più soltanto una scelta tecnologica, ma una decisione strategica che impatta direttamente su continuità operativa, sicurezza del dato e capacità di crescita del business. In questo scenario, la differenza non la fa solo la tecnologia in sé, ma anche il modo in cui viene progettata, integrata e gestita nel tempo.

Per le imprese locali, credo sia sempre più importante poter contare su partner che uniscano competenze specialistiche di livello enterprise con una reale prossimità operativa e relazionale. Questo significa non solo fornire infrastrutture e piattaforme, ma anche accompagnare il cliente nella definizione delle architetture, nella gestione dell’evoluzione dei sistemi e nell’allineamento ai requisiti normativi e di sicurezza sempre più stringenti.

L’intervista in audio

ITServicenet open source supportato

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