“Il cucchiaio non esiste” è una celebre frase del film Matrix, pronunciata da un bambino per spiegare a Neo che la realtà è una simulazione e che i limiti (come piegare un cucchiaio) sono imposti dalla propria mente, non dall’oggetto stesso, spingendo a trascendere la percezione logica per realizzare il proprio potenziale.
La battuta significa che, per piegare il cucchiaio, bisogna prima capire che non esiste come oggetto rigido e immutabile, ma è solo un’illusione della Matrix.
Riflessioni
Riflettevo con un collega sul mercato IT e sul motivo per cui moltissimi clienti e colleghi non valutano MAI alternative software che escano dallo standard. Addirittura il pensiero di fare una scelta alternativa a quella della massa degli altri addetti ai lavori è andato nel corso degli anni a spegnersi in qualche modo definitivamente. Questo mi lascia particolarmente perplesso perché per noi (me e i miei colleghi di lavoro) è un punto chiave invece.
In genere si sceglie di usare il tal software perché lo usano tutti e perché costa meno.
Ma è davvero così o è una scelta di comodo per non doverci mettere la testa? Me lo sono chiesto molte volte sentendomi un po’ come Morpheus o il già citato Neo e poi sono stato assalito da tutti questi ulteriori dubbi.
-Ci si domanda cosa realmente serva al cliente del pacchetto che tutti usano e che si finisce per proporre?
-Il cliente stesso è conscio della scelta?
-E poi a livello aziendale usare il medesimo strumento del concorrente è veramente necessario e fruttuoso anche per noi?
-È stato valutato il vero flusso di lavoro aziendale per trovare il sistema che veramente calza a pennello?
-Perché non adoperiamo lo strumento migliore ai nostri fini anziché cercare di adattare il nostro modus operandi a ciò che mi offre uno strumento generico?
-È una scelta obbligata quella che consiste nell’adattarsi all’utilizzo di uno strumento comune anche se a noi in realtà servirebbe altro?
Scelte alternative
Senza andare a rivangare il passato pionieristico dei sistemi operativi, di internet per non parlare della telefonia mobile, senza giungere a quei livelli così spinti non capisco comunque come sia così difficile pensare ad aumentare la propria redditività economica, tecnologica e formativa scegliendo gli strumenti più adatti per noi e non a partire da semplicistiche considerazioni di circostanza.
Allora mi rispondo che probabilmente la responsabilità, il continuo aggiornamento e la curiosità fanno la differenza.
Quindi quando mi trovo in compagnia di un collega che si dedica a rivendere un servizio di terze parti e lo vedo costretto necessariamente a lavorare sul prezzo, sempre a ribasso per acquisire il cliente e poi lo sento lamentarsi che gli incassi comunque restano bassi, mi chiedo e soprattutto gli chiedo: ma ne vale la pena?
Oggi alcune scelte in campo informatico sono facilissime da fare per i clienti, possono andare direttamente dal fornitore ed acquistare tutto senza aver bisogno di un consulente o di uno specialista, in pratica senza bisogno di te, se sei un collega che legge.
Questo da un certo punto di vista è un bene ma ce n’è un altro che va di pari passo con il concetto di responsabilità di scelta.
Ecco mi soffermerei su questa parte: la scelta.
Chi sceglie in azienda gli strumenti di business? Parlo dei casi in cui sia necessario acquistare un nuovo tornio, una nuova macchina per la saldatura, una nuova autoclave, un mezzo movimentazione terra, oppure chiedere una consulenza per la progettazione edile, elettrica o la certifica di qualità.
Sappiamo chi è in grado di scegliere in modo corretto tra le alternative proposte sul mercato? Di solito la risposta è sì in questi casi.
Decision and in-decision maker
Il decision maker deve essere opportunamente formato prima di poter fare la scelta giusta non credete? Bene, quando si parla di strumenti informatici però molte volte questa logica è disattesa.
Quindi ci troviamo di fronte agli degli in-decision maker che non avendo adeguate conoscenze, scelgono quello che mediamente il mercato offre senza contestualizzarne il campo di utilizzo.
Ma allora penso: perché non aiutarli e renderli consapevoli di cosa rappresenti questa o quella scelta? Quali siano le possibilità offerte ed i reali impatti che può avere un sistema informativo, una piattaforma, un software piuttosto che un altro?
Fornire una attenta analisi aziendale che includa anche la analisi del rischio legato a come si utilizzano strumenti informatici è la base più importante da cui partire per poter dare uno strumento concreto agli in-decision maker che possono così diventare decision maker, come quelli del tornio di cui sopra.
Questo però non basta, devono anche essere responsabilizzati.
La scelta in questo settore è un game changer importante per il business, sbagliare significa perdere mesi se non anni.
Se metto in pista un sistema ERP, MES, CRM, DAM ecc.. cambiarlo successivamente perché si rivela non adatto agli scopi genera dolori ma sopratutto si crea un danno difficilmente riparabile sia per il personale interno che per il business stesso.
Senza parlare di direttive come la NIS2 che la responsabilità la mettono al centro del discorso.
Non è intuitivo forse, ma la naturale evoluzione del nostro settore ci ha portato dal mettere in azienda la unica macchina per fare i conti, con annesso il tecnico per la manutenzione, al dover dare gli strumenti per poter fare la scelta corretta al cliente.
Tuttavia è facile acquistare un oggetto senza sapere cosa sia e poi lamentarsi perché non fa quello che si pensava facesse. La cosa difficile è scegliere correttamente.
Perché nel campo informatico non ci si pone queste domande?
Per chi vuole una risposta e soprattutto una guida per cominciare a ragionare internamente al proprio ufficio, al proprio studio o nella propria azienda noi siamo a disposizione.
Per tornare alla citazione iniziale siete pronti a prendere coscienza che il cucchiaio non esiste e potreste essere gli eletti?












